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domenica 11 gennaio 2015

Questioni di sicurezza (2)

Ho pensato di scrivere questo post dopo gli eventi degli ultimi giorni di Parigi e della Nigeria, e, dato che vivo in Cina, ricordando anche gli attentati a Kunming nel 2014 e i due a Pechino nel 2013, a Piazza Tian’anmen e all’Aeroporto internazionale (nonostante la lista mondiale sia molto più lunga): non è mia intenzione entrare nel merito di chi abbia ragione e chi torto, pur ribadendo il mio “no” a ogni forma di violenza.
Nei giorni scorsi ho avuto modo di leggere la lettera aperta “Il Sultano e SanFrancesco”, scritta da Tiziano Terzani nel 2001 come risposta a un articolo di Oriana Fallaci: mi rispecchio nella sua analisi, ancora attuale nonostante siano passati quasi quattordici anni. Se avete una ventina di minuti, secondo me è un’ottima lettura. J

Ciò premesso, vorrei invece scrivere della mia percezione di sicurezza nei luoghi che ho avuto l’opportunità di visitare e in cui vivo o ho vissuto, e del modo in cui la questione è gestita dalle autorità preposte.

Provengo da un piccolo paese del Nord-Est italiano, e, se devo pensare al termine (mancata) “sicurezza”, come prime cose mi vengono in mente “furti in abitazione” e “Unabomber”. Per fortuna non mi hanno mai toccato da vicino e penso che la mia sia una zona tutto sommato sicura.
Quando mi sono spostata in Cina, soprattutto a Nanchino, ho avuto l’impressione che la città fosse ancora più sicura, permettendomi di muovermi senza dover temere nulla (a parte i borseggiatori) per la mia vita: non so se ciò fosse dovuto alla presenza visibile ma comunque discreta di poliziotti e vigilantes ovunque, come ho già scritto in questo post, o alla mia ingenuità dovuta alla mancata conoscenza di quelle “regole non scritte” che spesso governano le nostre città. Nel corso di una lezione tenuta da una Visiting Professor di Nanchino a Lione, la stessa ha chiesto a noi studenti, molti di quali avevano avuto modo di visitare o vivere in Cina, se ci fossimo sentiti sicuri durante la nostra permanenza e la risposta di tutti è stata “sì”. La stessa ci ha detto che sì, è vero, le città cinesi sono sicure, soprattutto se non si è a conoscenza di alcune situazioni che ci farebbero cambiare idea. Probabilmente io sono ingenua, ma per ora penso che i pericoli maggiori qui in Cina siano nell’attraversare la strada e nel cibo che si mangia (e nell’aria che si respira, ma non è questo il luogo in cui discutere questo argomento). J

Tre anni fa, invece, sono atterrata per la prima volta a Lione, Francia, la città che mi avrebbe ospitata per il mio semestre da studentessa Erasmus, e il mio primo impatto è stato con la presenza massiccia di militari armati fino ai denti in aeroporto. Sempre a Lione mi ricordo bene il gran numero di guardie-armadio alle casse dei supermercati, tutte munite di auricolari e walkie talkie per comunicare ed essere in grado di gestire eventuali situazioni di pericolo. Devo dire che, a me, la maggior presenza di poliziotti/militari crea una maggior sensazione di paura, invece che di sicurezza. Probabilmente questa sensazione era dovuta anche alla lettura della guida turistica e di altre fonti online, in cui si ricordava che il 7° arrondissement, la zona universitaria dove abitavo, era considerata una delle zone meno sicure della città, dovuta alla massiccia presenza di persone di origine non francese, in particolare di religione musulmana. Come spesso avviene, la particolare percezione di un’area o di una situazione come pericolose è aumentata o diminuita anche dalla descrizione che ne fanno gli organi di stampa (ho già parlato in parte di questo tema nella mia tesi di laurea).
In ogni caso, nei cinque mesi passati a Lione, non mi è mai successo niente di pericoloso. J

Cambiando ancora continente, la scorsa estate ho avuto la possibilità di visitare il Belize e il Guatemala, in Centro America, area nota per i ricorrenti episodi di violenza.
Racconterò solo un episodio, avvenuto a Guatemala City: ero in auto con un’amica guatemalteca, la quale, dopo aver notato che avevo abbassato il finestrino perché avevo caldo, mi ha detto “chiudilo e accendiamo l’aria condizionata, se lo tieni aperto è molto più facile che arrivi qualcuno a puntarti contro la pistola per derubarti”.

Spero con questo topic di aver permesso a chi non è mai stato in Cina e si preoccupa di come sia la questione sicurezza di comprendere come sia la vita qui.


Alla prossima!

venerdì 14 novembre 2014

Security matters in Nanjing? / Questioni di sicurezza a Nanchino?

I’m writing this entry starting from the observation of the new security policy carried out in the subway stations, a check policy that is already active in cities such Beijing and Shanghai, but that I’ve never seen before here. This on the premise that generally speaking China is a safe country, especially here in Nanjing that is neither a huge world city nor a city in the Provinces with unsolved disputes with Chinese ethnic minorities.

As it is known, from August 16th to 28th 2014 Nanjing has been the capital of the 2nd Edition of the Youth Olympic Games, welcoming a thousand of athletes from all over the world (except those countries were Ebola was already spread, like Sierra Leone) and showing the huge progress made by this second-tier capital city of Jiangsu Province, especially in the infrastructures.
Due to this huge event, the authorities decided to increase the security procedures, especially in the subways stations: as it was done for the Asian Games held in summer 2013, all the subway stations had a security check (x-ray check for bags). At the end of the Asian Games all the positions were removed, while at the end of the YOG most of the security checks were removed (during the Games volunteers were there to conduct the checks) but not all of them.
The end of the Games saw the passage of the control of the positions in the most strategic stations (Xinjiekou, Railway and South Railway Station, stations at the lines interchanges…) from volunteers to full time regular employees.
I usually go to work by subway and since August I noticed that the two machines to carry out the check in the station where I take the metro (Daxinggong, line 2) stayed there.
During the first week of November bags checks were carried out again. At the end of the week, machines and fences were again lined up against the wall, probably waiting for the permanent use when line 3 will start operations, since in Daxinggong there will be an exchange station with line 2. 

Another thing that surprised me here in Nanjing is the presence of security guards at the entrance of every school, from kindergartens to Universities: everywhere there is a a lodge where a guard (o someone dressed as a guard) stays the all day. And often there is also someone sleeping there at night. 

(Sleepy) middle-aged guards are also in all the clubs, sometimes wandering around to have a look, sometimes just sitting on their chairs while smoking, probably counting the hours left for the shift to end, without paying any (visible) attention to anything that is actually happening.

Security matters?


ITALIANO

Questo post nasce dall’osservazione delle nuove misure di sicurezza portate avanti nelle stazioni della metropolitana, misure già in vigore da tempo in città quali Pechino e Shanghai, ma che non avevo mai visto qui a Nanchino. Questo partendo dalla premessa che la Cina è generalmente sicura, soprattutto qui a Nanchino, che non è né una città mondiale né una città in una Provincia in cui le relazioni tra minoranze etniche e cinesi Han sono di difficile pacificazione.

Come è noto dal 16 al 28 agosto 2014 si è svolta a Nanchino la seconda edizione dei Giochi Olimpici Giovanili, e la città ha avuto modo di accogliere migliaia di atleti da tutto il mondo (a parte da quei Paesi in cui l’epidemia di ebola era già avanzata, come la Sierra Leone) e mostrare gli enormi progressi fatti da questa città di seconda fascia capitale della Provincia dello Jiangsu.
Proprio per questo grande evento le autorità hanno reputato necessario aumentare le misure di sicurezza, specialmente nelle stazioni delle metro: come era già avvenuto per i Giochi Asiatici che si sono tenuti nell’estate 2013, tutte le stazioni della metropolitana sono state equipaggiate con gli strumenti per i controlli di sicurezza (raggi x per le borse). A differenza dei Giochi Asiatici, al cui termine tutte le postazioni sono state rimosse, alla conclusione dei Giochi Olimpici la maggior parte delle postazioni sono state rimosse, ma non tutte.
La conclusione dei Giochi ha visto il passaggio dalla presenza di volontari a impiegati della sicurezza a tempo pieno nelle stazioni strategiche (Xinjiekou, stazioni ferroviarie, stazioni di cambio linea…).
Prendo la metro ogni giorno per andare e tornare dal lavoro e fin da Agosto ho avuto modo di notare che le macchine per il controllo nella stazione da cui parto e arrivo (Daxinggong, linea 2) sono sempre rimasta lì, come in attesa.
Nella prima settimana di novembre i controlli sono ripresi e alla fine della settimana macchinari e transenne erano di nuovo allineati contro il muro, in attesa probabilmente di entrare in funzione definitivamente una volta aperta la linea 3 della metropolitana, che a Daxinggong avrà il cambio con la linea 2.

Un altro elemento che mi ha lasciata stupita all'inizio è stata la presenza di guardie all'ingresso di ogni scuola, a partire dalle scuole dell'infanzia fino alle Università: ovunque c'è la guardiola con personale in divisa presente tutto il giorno, e, spesso, anche tutta la notte.

Qui in Cina ci sono anche guardie (mezze addormentate), di solito di mezz'età, in tutti i club e discoteche, che passano le ore del turno un po' girovagando per tenere d'occhio cosa succede, un po' stando sedute a fumare, e probabilmente contando le ore mancanti alla fine del turno, senza apparentemente prestare alcuna attenzione a ciò che succede intorno.

Sicurezza al primo posto?




Security checks in progress (early in the morning)
November 6th 2014
Controlli di sicurezza in corso (prima mattina)
6 novembre 2014


No more security checks (November 14th 2014)
Stop ai controlli (14 novembre 2014)